LASCIARE I SOLDI SUL CONTO CORRENTE CONVIENE?

La liquidità in Italia è aumentata ancora durante il periodo del lockdown. Paure, pigrizia mancanza di informazioni e molti altri fattori, portano i risparmiatori ad avere un’elevata disponibilità sui conti correnti, e visto anche come sono andate le cose sui mercati in questo anno di (dis)grazia 2020, credo che sia il momento di fare una riflessione  su cosa questo comporti per il risparmiatore e il suo futuro.

Secondo Borsa Italiana, per liquidità si intende la “capacità di un investimento in attività reali o finanziarie di trasformarsi facilmente e in tempi brevi in moneta a condizioni economiche favorevoli, cioè senza sacrifici di prezzo rispetto al prezzo corrente. L’attività più liquida è la moneta. Le altre attività (beni immobili, strumenti finanziari, depositi bancari) hanno ciascuna un grado di liquidità differente”. 

Secondo i dati ufficiali è lo strumento finanziario più diffuso tra gli investitori italiani ed anche europei.

Assogestioni e Censis rivelano, da un loro rapporto,  che “i soldi parcheggiati sui conti correnti negli ultimi tre anni valgono più del Piano Marshall”.

Questo studio evidenzia che la liquidità nei portafogli delle famiglie italiane è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi più neri dell’epidemia (febbraio-aprile).

Queste risorse vanno sommate ai 121 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva accumulata negli ultimi tre anni, prima dell’esplosione dell’epidemia.

Che cosa fa aumentare principalmente la liquidità sui conti correnti?

La paura e l’incertezza verso il futuro, spingono i risparmiatori a non cercare uno strumento in cui convogliare i propri risparmi, pensando che il solo “cash” costituisca di per sé un’assicurazione rispetto a quello che potrà succedere. 

Lo stesso studio parla di italiani preoccupati (il 68% dei cittadini teme per la situazione economica familiare) e la preoccupazione è sicuramente un freno per  qualsiasi decisione. “E se avessi un bisogno improvviso?” L’accumulo di liquidità sembrerebbe quindi la prima risposta a questa domanda.

Ma lasciare il denaro liquido sui conti correnti, significa preservarlo?

Non è proprio cosi. Per vari fattori. Intanto il denaro lasciato sul conto corrente si tende a spenderlo anche in molte cose che non ci servono, quindi a sperperarlo. Ma anche se non si toccasse, si devono tenere in considerazione le maggiori imposte su giacenze oltre i 5.000 euro e l’inflazione, che erode i risparmi.

Per esempio 100.000 euro lasciati cash 19 anni fa oggi equivalgono a 87.500 euro in termini di potere di acquisto. L’incidenza di queste voci può sembrare ininfluente, ma, nel lungo periodo, intacca la somma depositata, senza dimenticare che il perdurare dei tassi di interesse negativi riduce qualsiasi remunerazione della liquidità.

Lasciare o no i soldi sui conti correnti, è anche la prima scelta di un investitore, perché il mancato impiego della liquidità, comporta i mancati possibili guadagni generati dagli investimenti.

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Questa affermazione è stata ben confutata dopo la crisi finanziaria 2008-2009, quando la paura del rischio recessione fece sì che i risparmiatori tenessero liquidità sul conto, ma a guardare i rendimenti dei mercati finanziari nello stesso periodo sottolineò che a volte la paura di perder soldi li fa perdere davvero.

Mantenere la liquidità sul conto corrente è indispensabile se può servire a rispondere a delle necessità immediate, o ad un progetto di acquisto programmato entro pochi mesi, ma in tutti gli altri casi, preclude sicuramente la possibilità di ottenere possibili rendimenti. 

Spesso la paura è quella di decidere come allocare il proprio denaro, ma affidarsi a dei gestori professionali può essere la scelta vincente migliore per operare degli investimenti che rispondano alle proprie esigenze, ai propri obiettivi e che prospettino l’apprezzamento del capitale nel tempo. 

Posso sembrare di parte, ma è indubbio che delegare a chi ha le competenze e le informazioni necessarie ad orientare l’investitore, è la soluzione principe  per superare paure, emotività e indecisione, che invece possono diventare elementi di stallo cronico, che invece di proteggere, fanno perdere, appunto,  opportunità.

Inoltre, il già citato rapporto Assogestioni Censis, fa emergere che l’81% degli italiani che hanno un consulente finanziario di riferimento è molto o abbastanza soddisfatto per risultati raggiunti, fiducia, relazionalità, costi e supporto ricevuti anche nelle decisioni prese durante il lockdown.

E per quanto mi riguarda, resto come sempre  disponibile ad un confronto, previo appuntamento, per approfondire ed aiutare ad orientarvi in quello che è la vostra vita finanziaria, assicurativa e creditizia.



Nota Bene: Alcuni informazioni riportate in questo articolo hanno le seguenti fonti:

https://www.ilsole24ore.com/art/l-europa-un-mare-liquidita-cash-oltre-due-terzi-pil-ACb3T1z

https://www.assogestioni.it/articolo/presentato-il-rapporto-censis-assogestioni-il-valore-della-diversita-nelle-scelte

L’articolo presente in questo blog, è stata redatto dall’autore a solo scopo informativo: esso non costituisce parte e non può in alcun modo essere considerato come offerta di vendita o di sottoscrizione o di scambio, o come sollecitazione di qualsiasi genere all’acquisto, alla sottoscrizione o allo scambio di strumenti finanziari o in genere all’investimento, né costituisce consulenza in materia di investimenti in strumenti finanziari. Le informazioni rese disponibili attraverso questo articolo, non devono essere infatti intese come una raccomandazione o un invito da parte del consulente finanziario a compiere una particolare transazione o come suggerimento a porre in essere una determinata operazione. Ciascun investitore dovrà formarsi un proprio autonomo convincimento in merito all’opportunità di effettuare investimenti e a tale scopo non dovrà basarsi su detto articolo.

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Luca Della Rosa

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