Ci hanno insegnato a cercare risposte. Forse dovremmo imparare, prima di tutto, a cercare domande vere. Viviamo in un tempo nel quale le risposte non mancano. Sono ovunque. Nei libri, nei giornali, nei social, nelle religioni, nelle ideologie. Oggi persino un’intelligenza artificiale può risponderci in pochi secondi su quasi qualsiasi argomento. Eppure non sembra che questa abbondanza di risposte ci abbia necessariamente avvicinati alla Verità. Forse perché conoscere molte cose ed essere capaci di riconoscere ciò che è vero non sono la stessa cosa.
L’oracolo e il discernimento
Nell’antichità gli uomini interrogavano gli oracoli. Uno degli episodi più conosciuti riguarda Creso, re di Lidia, che prima di muovere guerra contro la Persia consultò l’oracolo di Delfi. La risposta fu apparentemente chiarissima: se avesse attraversato il fiume Halys, avrebbe distrutto un grande impero. Creso partì per la guerra. L’oracolo aveva ragione. Soltanto che l’impero che sarebbe stato distrutto era il suo. È una storia sulla quale vale la pena fermarsi. Perché forse abbiamo ancora molti oracoli .Sono semplicemente cambiati. Possono chiamarsi televisione, giornale, social network, influencer, esperto, maestro, ideologia, algoritmo, intelligenza artificiale. A volte possono chiamarsi persino “io”. Perché uno degli oracoli più difficili da mettere in discussione è quello che parla dentro di noi e ci dice:«È così. Lo so.» Il discernimento comincia forse esattamente un istante prima. Quando riusciamo ad aggiungere:«Potrei sbagliarmi.» Non significa vivere nel dubbio permanente. Significa lasciare una porta aperta alla Verità.
La Verità con la V maiuscola
La Verità non è così semplice da trovare. Se lo fosse, probabilmente il mondo non sarebbe quello che vediamo. Eppure ciascuno tende facilmente a credere di possederne almeno un pezzo abbastanza grande da poter giudicare quello degli altri. Cerchiamo fonti che confermino ciò che pensiamo. Frequentiamo persone che parlano il nostro linguaggio. Ci tranquillizzano le idee che assomigliano alle nostre. E lentamente rischiamo di non cercare più la Verità. Cerchiamo conferme. Il problema non riguarda soltanto l’informazione ufficiale. Anche la cosiddetta controinformazione può diventare un altro oracolo. Rifiutare una versione dominante non rende automaticamente vera quella alternativa. Essere contro il sistema non significa necessariamente averlo compreso. E dubitare di tutto non significa essere liberi. Forse il vero discernimento richiede qualcosa di molto più difficile:essere disposti a mettere in discussione anche ciò che vorremmo fosse vero.
L’ostacolo
Poi esistono gli ostacoli. Persone, avvenimenti, paure, fallimenti, ingiustizie. A volte incontriamo qualcosa che percepiamo semplicemente come male. E naturalmente esiste una dimensione nella quale il male deve essere riconosciuto come tale. Comprendere non significa giustificare. Trasformare non significa assolvere. Ma nel cammino interiore può accadere qualcosa di sorprendente. Una forza che inizialmente sembrava soltanto ostacolarci può costringerci a sviluppare qualcosa che non possedevamo. La paura può insegnarci la presenza. Il dubbio può impedire alla fede di diventare fanatismo. Una caduta può spezzare l’immagine falsa che avevamo costruito di noi stessi. L’incontro con la menzogna può costringerci a sviluppare discernimento. L’ombra può mostrarci una parte di noi che avevamo preferito non vedere. Non perché l’ombra sia luce. Ma perché anche l’ombra può essere trasformata.
Trasformare, non combattere
Forse una parte importante del cammino consiste proprio qui. Non eliminare tutto ciò che ci ostacola. Non fingere che non esista. Non lasciargli il comando. Trasformarlo. Questo vale anche per ciò che troviamo dentro di noi. La rabbia non deve necessariamente diventare violenza: può trasformarsi in forza. La paura non deve necessariamente diventare paralisi: può trasformarsi in attenzione. L’ego non deve necessariamente diventare dominio: può trasformarsi nella capacità di essere individui coscienti e responsabili. Persino l’errore può diventare conoscenza, se abbiamo il coraggio di riconoscerlo. Forse l’evoluzione non consiste nell’essere finalmente privi di ombre. Consiste nel fare in modo che le nostre ombre non agiscano più senza che noi le vediamo.
E se fosse questa la Via?
Non so se l’uomo possa possedere la Verità con la V maiuscola. Diffido un po’ di chi sostiene di possederla. Me compreso, qualora un giorno dovessi convincermene. Ma penso che possiamo provare a camminare nella sua direzione. Possiamo osservare. Possiamo dubitare. Possiamo ascoltare chi pensa diversamente da noi. Possiamo cercare di distinguere ciò che sappiamo da ciò che crediamo. Possiamo riconoscere una menzogna senza trasformare chi la pronuncia nel nostro nemico assoluto. Possiamo incontrare un ostacolo senza permettergli di decidere ciò che diventeremo. Possiamo perfino scoprire che alcune delle forze che sembravano venute soltanto per fermarci ci hanno obbligato, attraversandole, a diventare più coscienti. Forse la Verità non chiede di essere posseduta. Forse chiede di essere cercata. E forse la Via non è il luogo nel quale finalmente non incontreremo più ostacoli. È ciò che lentamente diventiamo mentre impariamo ad attraversarli. Con gli occhi aperti. Con il cuore aperto. E con abbastanza umiltà da ricordarci, ogni volta che crediamo di essere arrivati, che potremmo aver appena incontrato un altro oracolo. Anche quando quell’oracolo parla con la nostra voce.
Per chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere.
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