Il linguaggio delle mani
Il linguaggio delle mani
Prima della tecnica viene l’ascolto.
Prima della tecnica viene l’ascolto.
Un corpo non è qualcosa su cui lavorare. È qualcuno da incontrare.
Il contatto attraverso le mani accompagna una parte importante della mia vita da molti anni.
Nel tempo ho studiato e praticato differenti forme di lavoro corporeo, conseguendo il diploma di massaggiatore olistico e approfondendo esperienze legate al massaggio, al riequilibrio energetico e alla pranoterapia.
Ho imparato tecniche, sequenze, modi diversi di utilizzare le mani.
Ma l’esperienza mi ha insegnato progressivamente qualcosa che nessuna tecnica, da sola, avrebbe potuto insegnarmi.
Due corpi possono assomigliarsi. Due persone, mai.
Una tensione può presentarsi nello stesso punto.
Un dolore può avere un nome simile.
Un gesto può sembrare identico.
Eppure ciò che quella persona porta con sé può essere completamente diverso.
Per questo, con il tempo, ho smesso sempre più di pensare al massaggio come a qualcosa che semplicemente si fa a un corpo.
Ho cominciato a viverlo come un incontro.
Le mani possono premere, distendere, mobilizzare, accompagnare.
Ma possono anche ascoltare.
Possono percepire una resistenza.
Un abbandono.
Una tensione.
Un cambiamento quasi impercettibile nel respiro.
E qualche volta possono accorgersi di qualcosa prima ancora che riusciamo a trasformarlo in parole.
Non significa attribuire alle mani poteri misteriosi.
Significa imparare a essere presenti.
Perché una tecnica può essere appresa.
L’ascolto, invece, continua a imparare per tutta la vita.

Il corpo conserva molto più di ciò che ricordiamo.
Il corpo conserva molto più di ciò che ricordiamo.
Ciò che il corpo trattiene
Ciò che il corpo trattiene

Nel corpo non portiamo soltanto tensioni muscolari. Portiamo abitudini, posture, stanchezza, esperienze, emozioni e modi di reagire che, con il tempo, possono diventare così familiari da non accorgerci più della loro presenza.
Una contrazione può essere semplicemente una contrazione. Una rigidità può nascere da un gesto ripetuto, da un allenamento, dal lavoro o dalla fatica.
Non tutto deve avere necessariamente un significato nascosto.
Ma qualche volta, quando il corpo comincia a lasciare andare qualcosa, accade anche altro. Il respiro cambia, emerge una sensazione, affiora un’emozione oppure semplicemente ci accorgiamo di una parte di noi che avevamo smesso di sentire.
È uno degli aspetti che più mi affascinano del lavoro attraverso il contatto: partire dalla materia senza considerare l’essere umano soltanto materia.
Per questo un trattamento può avere profondità differenti. Può cercare il rilassamento, lavorare sulla muscolatura e sulle tensioni, favorire una diversa percezione del corpo oppure diventare, per chi lo desidera, anche un momento di ascolto interiore.
Non occorre attribuire a ogni sensazione un significato. Non occorre nemmeno cercare necessariamente qualcosa.
A volte basta permettere al corpo di parlare. E avere abbastanza silenzio per ascoltarlo.
Diverse tecniche. Un solo ascolto.
Diverse tecniche. Un solo ascolto.
Non esiste un solo modo di incontrare il corpo.
Non esiste un solo modo di incontrare il corpo.
Nel corso degli anni ho studiato, praticato e incontrato tecniche differenti. Alcune lavorano maggiormente sulla muscolatura e sulle tensioni, altre cercano il rilassamento profondo, altre ancora considerano il corpo anche nella sua dimensione energetica e percettiva.
Nel mio lavoro possono trovare spazio il massaggio olistico rilassante e distensivo, il lavoro decontratturante e muscolare, l’interazione emozionale e sensoriale, insieme a trattamenti ispirati alle più antiche tradizioni orientali ed energetiche, elementi che nel tempo ho incontrato, sperimentato e rielaborato anche nella Via del Cuore. E forme di lavoro corporeo più sottili, nelle quali il contatto diventa soprattutto ascolto, presenza ed esperienza.
Non considero però queste esperienze come caselle separate. Un corpo non arriva con scritto addosso il nome del trattamento di cui ha bisogno. Per questo tecniche diverse possono incontrarsi e il lavoro può modificarsi in funzione della persona e di ciò che emerge durante l’incontro.
C’è poi una dimensione del contatto che negli anni è diventata per me sempre più importante. Il corpo non è soltanto qualcosa da rilassare, sciogliere o riequilibrare: può diventare anche un luogo attraverso il quale incontrare più profondamente noi stessi.
È anche da questa esperienza che, nel tempo, è nata quella che chiamo la Via del Cuore.
Un modo di vivere il contatto nel quale i sensi non vengono negati, ma neppure inseguiti come fine. Il corpo rimane corpo, con la sua sensibilità, le sue emozioni e la sua natura, mentre l’esperienza può aprirsi alla presenza, alla fiducia e a una qualità diversa dell’incontro.
Non è una tecnica da applicare a tutti e non è qualcosa che debba necessariamente essere cercato.
È una possibilità. Una delle porte attraverso le quali il corpo può condurci oltre ciò che pensavamo fosse soltanto corpo.

Prima delle mani, viene l’incontro.
Prima delle mani, viene l’incontro.
Ogni trattamento comincia prima del lettino
Ogni trattamento comincia prima del lettino

Non credo che un trattamento debba cominciare nel momento in cui le mani incontrano il corpo. Comincia prima, quando ci si prende il tempo per comprendere perché una persona è arrivata, che cosa sta cercando e, soprattutto, come sta in quel momento.
C’è chi desidera semplicemente concedersi uno spazio di rilassamento e benessere. Chi arriva con tensioni e rigidità. Chi sente il bisogno di ritrovare un contatto più profondo con il proprio corpo. E chi, qualche volta, non sa ancora esattamente che cosa sta cercando.
Non è necessario arrivare con una risposta.
Ci si incontra, si parla, ci si ascolta. Poi possiamo scegliere insieme quale esperienza sia più adatta, rispettando sempre i confini, la sensibilità e la libertà della persona.
Il trattamento non deve dimostrare nulla e non deve necessariamente condurre da qualche parte. Può rimanere semplicemente un momento di benessere corporeo. Oppure può accadere che, attraverso il rilassamento, il respiro e il contatto, emerga qualcosa che merita di essere ascoltato.
Non sono io a decidere dove debba arrivare un incontro.
Posso mettere a disposizione le mie mani, ciò che ho imparato negli anni, la mia esperienza e la mia presenza. Ma ciò che una persona sente, riconosce o sceglie di attraversare rimane sempre suo.
Forse è anche questo, per me, prendersi cura del corpo: non cercare di portarlo dove vogliamo noi, ma creare le condizioni perché possa ritrovare qualcosa del proprio equilibrio.
Perché anche nel contatto, come in ogni autentico incontro, la libertà viene prima di tutto.
Il corpo è il luogo dell’incontro.
Ma non sempre è il suo confine.
Il corpo è il luogo dell’incontro.
Ma non sempre è il suo confine.