L’antica domanda
L’antica domanda
Conosci te stesso
Conosci te stesso

Conoscere se stessi è una delle domande più antiche che l’essere umano abbia rivolto a sé stesso.
Sul tempio di Apollo a Delfi erano incise parole divenute celebri:
Conosci te stesso.
Sono trascorsi secoli, sono cambiate civiltà, culture e modi di pensare. Eppure quella domanda continua ad accompagnarci.
Ma che cosa significa davvero conoscere se stessi?
Conoscere il nostro carattere?
La nostra storia?
Le nostre ferite?
I nostri desideri?
Le nostre paure?
Tutto questo ci appartiene.
Eppure possiamo fare una piccola esperienza.
Possiamo osservare un nostro pensiero.
Possiamo accorgerci di una paura mentre nasce.
Possiamo riconoscere un desiderio, una rabbia, una reazione.
E allora può sorgere una domanda molto semplice:
chi è che sta osservando?
Se posso vedere un mio pensiero, forse non sono soltanto quel pensiero.
Se posso riconoscere una mia paura, forse non sono soltanto quella paura.
Se posso osservare l’immagine che negli anni ho costruito di me stesso, forse ciò che sono non coincide completamente neppure con quell’immagine.
Il Conosci te stesso, allora, può smettere di essere soltanto una frase antica.
Può diventare un’esperienza.
Cominciare ad accorgerci che dentro ciò che chiamiamo “io” potrebbe esserci ancora qualcosa da incontrare.
L’Io che osserva
L’Io che osserva
Tra ciò che accade in noi e ciò che può imparare a guardarlo
Tra ciò che accade in noi e ciò che può imparare a guardarlo
Ci sono momenti nei quali siamo completamente dentro ciò che proviamo.
Una paura è la nostra paura.
Una rabbia diventa la nostra rabbia.
Un pensiero continua a ripetersi e sembra occupare tutto lo spazio. In quei momenti ciò che accade dentro di noi e ciò che chiamiamo “io” sembrano essere la stessa cosa.
Eppure può accadere qualcosa di molto semplice.
Possiamo fermarci.
Possiamo accorgerci del pensiero mentre pensiamo.
Della paura mentre la sentiamo.
Della reazione prima che diventi un gesto.
Non significa reprimerla, combatterla o giudicarla.
Significa vederla.
E nel momento in cui riusciamo a farlo, anche solo per un istante, tra noi e ciò che stiamo vivendo sembra aprirsi un piccolo spazio.
Uno spazio nel quale possiamo non essere trascinati immediatamente da tutto ciò che nasce dentro di noi.
Forse è proprio lì che comincia una forma diversa di libertà.
Non la libertà di non avere più paure, desideri, impulsi o contraddizioni.
Ma quella di poterli incontrare senza essere necessariamente governati da essi.
Conoscere se stessi, allora, non significa soltanto scoprire che cosa c’è dentro di noi.
Significa anche imparare a riconoscere da dove stiamo guardando.
E più osserviamo, più la domanda diventa sottile:
chi è colui che osserva?

Dalla conoscenza alla libertà
Dalla conoscenza alla libertà
Conoscersi diventando
Conoscersi diventando

Conoscere se stessi potrebbe sembrare una ricerca destinata, prima o poi, a trovare una risposta.
Come se dentro di noi esistesse qualcosa di già completamente formato che dobbiamo soltanto scoprire.
Ma forse non è così.
Noi siamo certamente ciò che abbiamo vissuto.
Portiamo con noi una storia, un corpo, un carattere, esperienze, ferite, talenti, paure, desideri.
Eppure non siamo soltanto il risultato di tutto questo.
In ogni momento possiamo accorgerci di qualcosa che prima non vedevamo.
Possiamo scegliere diversamente.
Possiamo trasformare una reazione.
Possiamo lasciare andare qualcosa che per anni abbiamo creduto indispensabile.
Possiamo persino sorprenderci di noi stessi.
È come se nell’essere umano, accanto a tutto ciò che è già diventato, esistesse anche uno spazio per ciò che può ancora diventare.
Forse è qui che il Conosci te stesso acquista un significato nuovo.
Non soltanto volgere lo sguardo verso ciò che siamo stati.
Ma diventare abbastanza presenti da partecipare consapevolmente a ciò che stiamo diventando.
Non per costruire una versione perfetta di noi stessi.
Non per adeguarci all’immagine di ciò che qualcuno ci ha detto che dovremmo essere.
Ma per imparare, poco alla volta, a distinguere ciò che ci condiziona da ciò che possiamo scegliere liberamente.
E allora la conoscenza di sé non conduce necessariamente a una definizione.
Può condurre a una possibilità.
Non soltanto: “Chi sono?”
Ma anche: “Che cosa, attraverso di me, può ancora diventare?”
Conoscersi non significa rinchiudersi in ciò che siamo.
Significa diventare liberi di incontrare ciò che possiamo essere.
Conoscersi non significa rinchiudersi in ciò che siamo.
Significa diventare liberi di incontrare ciò che possiamo essere.