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Il primo passo

Da dove cominciare

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Non sempre un cammino comincia quando decidiamo di intraprenderlo.


A volte comincia molto prima, con una domanda che ritorna, un’inquietudine che non sappiamo spiegare, qualcosa che nella nostra vita sembra non bastarci più.


Altre volte è un incontro, una difficoltà, una perdita, una relazione, il corpo che chiede di essere ascoltato o semplicemente la sensazione che, dietro ciò che conosciamo di noi stessi e della vita, ci sia ancora qualcosa da scoprire.


Non credo esista un punto di partenza uguale per tutti.


C’è chi comincia dal corpo, chi dal pensiero, chi da una ferita, chi dalla ricerca spirituale, chi dal desiderio di stare meglio. E c’è anche chi non sa ancora dare un nome a ciò che sta cercando.


Forse non è necessario.


Possiamo cominciare semplicemente da dove siamo.

Conosci te stesso

Guardare ciò che normalmente chiamiamo “io”

Conoscere se stessi sembra una delle cose più naturali.


Viviamo con noi stessi ogni giorno. Conosciamo il nostro nome, la nostra storia, ciò che ci piace, quello che abbiamo fatto, le persone che amiamo, le nostre paure e molti dei nostri desideri.


Eppure, forse, tutto questo racconta soltanto una parte di noi.


Nel corso della vita costruiamo un’immagine di ciò che siamo. Ci identifichiamo con un carattere, un ruolo, una professione, una storia, un corpo, delle convinzioni.


Diciamo: io sono fatto così.


Ma siamo davvero soltanto ciò che abbiamo imparato a riconoscere come noi stessi?


Conoscersi, per me, non significa cercare una nuova definizione nella quale rinchiudersi.


Significa cominciare ad osservarsi.


Osservare ciò che pensiamo.

Ciò che desideriamo.

Ciò che temiamo.

Le nostre reazioni.

Le parti che mostriamo e quelle che nascondiamo.

Le maschere che abbiamo costruito per vivere nel mondo.


Senza giudicarle e senza volerle immediatamente cambiare.


Perché forse, dietro tutto ciò che abbiamo imparato a chiamare “io”, esiste qualcosa che non abbiamo ancora incontrato davvero.


E allora la domanda cambia:


Chi sono io, quando smetto per un momento di raccontarmi chi sono?

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Dalla conoscenza alla trasformazione

La trasformazione dell’Essere

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Conoscersi è un inizio.


Possiamo osservare i nostri pensieri, riconoscere le nostre paure, comprendere alcuni meccanismi, vedere le maschere che abbiamo costruito e persino intuire qualcosa di ciò che vive dietro di esse.


Ma arriva un momento in cui vedere non basta più.


Ciò che abbiamo riconosciuto chiede di entrare nella vita.


Per me trasformarsi non significa diventare qualcun altro e neppure costruire una versione migliore di noi stessi.


Significa permettere a ciò che abbiamo incontrato dentro di noi di modificare il nostro modo di pensare, sentire, scegliere, agire e stare in relazione con il mondo.


È un processo che non può essere imposto dall’esterno.


Qualcuno può accompagnarci, offrirci strumenti, porci una domanda, condividere un’esperienza o aiutarci a vedere ciò che da soli non riusciamo ancora a vedere.


Ma nessuno può percorrere il cammino al nostro posto.


Perché ogni essere umano ha i propri tempi, le proprie forze, le proprie resistenze e le proprie possibilità.


E forse la trasformazione comincia proprio quando smettiamo di domandarci chi dovremmo diventare e iniziamo ad ascoltare ciò che, silenziosamente, sta cercando di nascere in noi.



Che cosa, dentro di me, sta chiedendo di trasformarsi?

Il cammino non ci porta fuori dalla Vita.

Ci chiede di entrarci più profondamente.

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