Le Porte
Le Porte
Diversi ingressi, una stessa ricerca
Diversi ingressi, una stessa ricerca
Non esiste un unico modo per incontrare se stessi.
A volte il cammino comincia da una domanda. Altre volte dal corpo, da una difficoltà, da una relazione, dal bisogno di ritrovare equilibrio o persino dal nostro rapporto con il denaro e con la materia.
Ho scelto di chiamare “Porte” questi diversi punti di accesso perché nessuno di essi rappresenta, da solo, l’essere umano nella sua interezza.
Sono ingressi.
Possibilità.
Si può entrare da una Porta e, camminando, accorgersi che comunica con tutte le altre.

Diversi ingressi, una stessa ricerca
Diversi ingressi, una stessa ricerca
Le Porte
Le Porte
Guardare prima di cambiare.
Guardare prima di cambiare.
La consapevolezza è la prima Porta perché ogni cambiamento comincia da uno sguardo.
Osservare ciò che accade dentro di noi permette di riconoscere abitudini, reazioni, convinzioni e percorsi che spesso seguiamo senza accorgercene.
Non significa avere immediatamente tutte le risposte, né giudicare ciò che scopriamo. Significa cominciare a vedere.
Perché prima di scegliere una strada diversa, occorre accorgersi della strada che stiamo già percorrendo.
A volte basta questo primo sguardo perché qualcosa inizi a muoversi.

Entrare attraverso il corpo
Entrare attraverso il corpo
Il corpo è una delle Porte attraverso cui possiamo incontrare noi stessi.
È il luogo più immediato della nostra esperienza: attraverso di esso entriamo nella materia, percepiamo il mondo, incontriamo bisogni, limiti, piacere, fatica, movimento e relazione.
Ma il corpo non è soltanto ciò che vediamo dall’esterno.
È materia vivente, attraversata da ritmi, sensazioni e processi che spesso precedono il pensiero. Per questo può diventare un punto di osservazione privilegiato del nostro modo di stare nella vita.
Entrare da questa Porta significa allora partire da ciò che è concreto, senza separarlo dalle altre dimensioni dell’essere umano.
Non per trasformare il corpo in un fine, né per inseguire un modello ideale, ma per riconoscerlo come parte integrante del cammino.
Perché a volte ciò che cerchiamo dentro di noi comincia proprio da ciò che possiamo sentire, toccare e vivere.

La ricerca dell’equilibrio
La ricerca dell’equilibrio
L’equilibrio non è una condizione immobile.
La vita è movimento continuo: cambiano il corpo, l’ambiente, le necessità, le relazioni e ciò che attraversiamo. Anche ciò che ci fa bene in un momento può non essere più adatto in un altro.
Per questo considero l’equilibrio una Porta.
Entrarvi significa cominciare a osservare come viviamo, cosa introduciamo in noi e in quale modo il nostro organismo risponde a ciò che incontra.
Il nutrimento ne è una parte importante, ma non l’unica. Ci alimentano il cibo e l’acqua, certamente, ma anche i ritmi che seguiamo, il movimento, il riposo, l’ambiente, le emozioni, le immagini, le parole e le relazioni alle quali ci esponiamo.
L’incontro con l’igienismo naturale mi ha aiutato ad approfondire proprio questo sguardo: non partire soltanto dalla regola, ma osservare la persona, il momento e la risposta dell’organismo.
Cercare equilibrio non significa trovare una formula perfetta.
Significa imparare a riconoscere ciò che, di volta in volta, sostiene la Vita.

Incontrarsi davvero
Incontrarsi davvero
L’essere umano non vive soltanto dentro di sé.
Una parte importante di ciò che siamo emerge nell’incontro: nel modo in cui ci avviciniamo agli altri, ci lasciamo vedere, ascoltiamo, tocchiamo, accogliamo o manteniamo le distanze.
Per questo il contatto umano può diventare una Porta.
Non soltanto il contatto fisico, ma ogni forma di presenza autentica nella quale due persone smettono, almeno per un momento, di essere soltanto ruoli, immagini o funzioni.
Entrare da questa Porta significa osservare come stiamo nella relazione: quanto sappiamo essere presenti, quanto riusciamo a ricevere, quanto possiamo offrire senza invadere e quanto sappiamo restare noi stessi senza chiuderci.
A volte basta una parola detta veramente.
Altre volte un silenzio condiviso, uno sguardo, una mano, una presenza che non pretende nulla.
Perché incontrare l’altro, quando accade davvero, può diventare anche un modo per incontrare una parte di noi.

Abitare la materia
Abitare la materia
Viviamo in un mondo materiale.
Abbiamo un corpo, utilizziamo oggetti, costruiamo case, lavoriamo, produciamo, scambiamo, possediamo e trasformiamo continuamente ciò che ci circonda.
Per questo anche la materia può diventare una Porta.
Non perché ciò che possediamo definisca ciò che siamo, ma perché il modo in cui entriamo in relazione con le cose racconta molto del nostro rapporto con la vita.
Possiamo cercare nella materia sicurezza, riconoscimento, libertà, potere, protezione o semplicemente gli strumenti necessari per realizzare qualcosa che sentiamo importante.
La materia, allora, non è necessariamente l’opposto di una ricerca interiore. Può diventare uno dei luoghi nei quali osservare desideri, paure, attaccamenti, responsabilità e capacità di utilizzare ciò che abbiamo senza identificarci con esso.
Entrare da questa Porta significa imparare a stare nel mondo concreto senza dimenticare che il nostro valore non coincide con ciò che possediamo.
La materia può servirci.
La domanda è se siamo ancora noi a servirci di essa.

Forse non siamo noi a scegliere sempre la Porta.
A volte è la vita ad aprirla davanti a noi.
Forse non siamo noi a scegliere sempre la Porta.
A volte è la vita ad aprirla davanti a noi.