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Non volevamo smettere di vivere per paura di morire.

Quando nacque Altrove, l’altro Mondo.

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Era il 2020.


Il mondo si era fermato e qualcosa, almeno ai nostri occhi, sembrava essersi fermato insieme a lui.


Non condividevamo la narrazione dominante di ciò che stava accadendo. Vi trovavamo troppe contraddizioni, troppe domande senza risposta, troppe rinunce accettate in nome della sicurezza.


Ma soprattutto non potevamo accettare che la paura diventasse il principio intorno al quale organizzare l’esistenza.


Per me la paura è nemica della fede.

E preoccuparsi continuamente di ciò che potrebbe accadere significa smettere di affidarsi alla Vita.


In quei mesi vidi tutti chiudersi in casa, chiudere i luoghi d’incontro e persino le chiese. E proprio la chiusura delle chiese rappresentò per me qualcosa di molto più profondo di un provvedimento sanitario: fu il segno di una frattura. Se la fede cede davanti alla paura della morte, mi domandavo, che cosa rimane della fede?


Noi scegliemmo diversamente.


Eravamo disposti ad assumerci persino il rischio della morte, piuttosto che rinunciare a ciò che sentivamo appartenere alla nostra umanità: la libertà, l’incontro, l’Amore, la relazione con l’altro e la responsabilità della propria coscienza.


Fu in quel tempo che nacque Altrove.


Non era il vero nome del luogo. All’inizio non volevamo che lo fosse. Si arrivava attraverso il passaparola, quasi seguendo un filo invisibile che portava persone diverse nello stesso punto.


Non cercavamo persone che la pensassero tutte allo stesso modo.


Cercavamo esseri umani che avessero ancora il coraggio di interrogarsi.


Perché Altrove, fin dall’inizio, non voleva essere il luogo di quelli che avevano ragione contro quelli che avevano torto.


Voleva essere qualcosa di molto più difficile:


«un crocevia di esseri che non vogliono sembrare, ma Sono.»


Forse allora non ne comprendevamo ancora fino in fondo la portata.


Ma stavamo già cercando ciò che negli anni successivi avremmo continuato a cercare:


il nostro Io Sono.

Liberi di respirare

La libertà non era soltanto qualcosa da difendere.

Era qualcosa da vivere.

Altrove nacque anche da un rifiuto. Ma sarebbe durato poco se fosse rimasto soltanto questo.


Non volevamo costruire un luogo fondato sull’essere contro qualcuno o qualcosa. Volevamo provare a vivere, nel nostro piccolo, ciò che sentivamo rischiasse di andare perduto: la relazione, la presenza, il contatto con la natura, il piacere di stare insieme e la libertà di confrontarsi senza dover necessariamente condividere le stesse idee.


Essere liberi non significava pensarla tutti allo stesso modo.


Significava poter parlare, ascoltare, dissentire, cercare. Significava sedersi intorno a un tavolo, condividere un pasto, camminare nella natura, meditare, studiare, fare musica, lavorare con il corpo o semplicemente trascorrere del tempo insieme.


Poco alla volta Altrove cominciò così a popolarsi di esperienze e, soprattutto, di persone.


Ognuno poteva portare qualcosa: una conoscenza, un’arte, una pratica, un’esperienza, una domanda. E ciò che nasceva dall’incontro non apparteneva più completamente a chi lo aveva portato.


La libertà individuale non doveva separarci. Poteva diventare qualcosa da mettere in comune.


Anche il denaro cercavamo di non trasformarlo in una barriera. Molte esperienze nacquero attraverso il libero apprezzamento, lo scambio e la disponibilità di chi partecipava o metteva a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità.


Non era un modello perfetto.


Non volevamo nemmeno che lo diventasse.


Era un esperimento umano.


Un tentativo di vedere cosa potesse accadere quando persone differenti si incontravano senza che qualcuno avesse già stabilito per tutti quale dovesse essere la risposta.


Ed è forse per questo che una frase cominciò a tornare spesso nelle nostre iniziative:


Liberi di respirare.


Non significava soltanto respirare senza qualcosa davanti al volto.


Significava poter tornare a respirare con il corpo, con il pensiero, con la coscienza e con lo Spirito.


E, soprattutto, farlo insieme.

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Quello che era nato come rifugio cominciò a diventare ricerca.

Verso l’Essenza

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Con il tempo qualcosa cambiò.


Altrove non aveva più bisogno di esistere soltanto in risposta a ciò che accadeva fuori. Le persone continuavano a incontrarsi e, insieme agli incontri, cominciavano ad arrivare domande, esperienze, conoscenze e modi differenti di guardare l’essere umano.


Dal 2022 decidemmo anche di uscire progressivamente dal solo passaparola e di raccontare pubblicamente alcune delle iniziative che stavano nascendo.


Altrove cominciò così a trasformarsi in un laboratorio di esperienze.


Ci furono incontri dedicati a importanti autori e alla ricerca spirituale, a diverse correnti di pratica e pensiero relative al cammino iniziatico, anche attraverso all’arte e alla pittura, alla musica e alla poesia. Occasioni di incontro tra i bambini con i giochi di una volta, con la natura e lo scoprire il suo insegnamento, con l’essenza delle relazioni umane vere e fuori da quello che oggi sono le relazioni invece con gli schermi retroilluminati. Ci furono meditazione, pratiche corporee, alimentazione naturale, momenti di silenzio, ascolto e condivisione.


Persone diverse portavano ciò che avevano incontrato nella propria vita. Non necessariamente perché gli altri dovessero crederci o farlo proprio, ma perché potesse essere conosciuto, sperimentato, interrogato.


Non cercavamo una nuova dottrina alla quale appartenere. Cercavamo occasioni per conoscere e sperimentare.


Fu in quegli anni che nacquero anche gli incontri che chiamammo “Verso l’Essenza”.


Quel nome raccontava bene ciò che Altrove stava diventando.


Partire da ciò che facciamo, pensiamo e mostriamo ogni giorno e provare, attraverso esperienze differenti, a domandarci cosa rimanga quando cominciamo a togliere qualcosa di ciò con cui abitualmente ci identifichiamo.


Non tutti percorrevano le stesse strade.


Non tutti avevano la stessa visione spirituale.


E non era necessario averla.


Perché il valore di Altrove non stava nel trovare una risposta comune, ma nel creare uno spazio nel quale domande differenti potessero incontrarsi senza doversi necessariamente annullare l’una nell’altra.


Forse stavamo cominciando a comprendere qualcosa che era già scritto nella prima presentazione di Altrove:


non volevamo semplicemente sembrare. Volevamo provare a Essere.


E da quel momento, più che un luogo nel quale rifugiarsi dal mondo, Altrove cominciò a diventare un luogo dal quale guardare il mondo — e noi stessi — con occhi diversi.

Altrove continua

Ci sono luoghi che cambiano forma senza smettere di vivere.

Altrove non è rimasto soltanto il ricordo di ciò che è accaduto in quegli anni.


Oggi può ancora diventare un luogo nel quale incontrarsi, condividere tempo, esperienze e presenza.


Si può arrivare per un evento, per ascoltare musica, per partecipare a un incontro di studio o di crescita, per mangiare insieme, per trascorrere una giornata nella natura o semplicemente per rallentare.


Può essere uno spazio per meditare, pregare, stare in silenzio, riposarsi, respirare più profondamente, prendersi cura del corpo e ritrovare un contatto più semplice con sé stessi e con ciò che ci circonda.


Ci sono terreni da coltivare, alberi, orti, spazi da curare. E anche il lavoro manuale può diventare parte dell’esperienza: aiutare il luogo, prendersi cura della terra e restituire qualcosa alla natura che ci ospita.


Una parte importante di ciò che stiamo cercando di sviluppare riguarda proprio questo rapporto con la terra: orti per adulti e bambini, esperienze di coltivazione, alimentazione naturale e sperimentazione dei principi dell’Agricoltura Devozionale, non come teoria da imporre, ma come tentativo di incontrare la natura con maggiore attenzione, rispetto e partecipazione.


Ci possono essere giornate di benessere, di alleggerimento e purificazione del corpo, momenti di meditazione nella natura, incontri di approfondimento, laboratori per bambini, pranzi vegetariani e vegani, attività solidali, convivialità e semplicemente occasioni per stare insieme.


Non tutto deve avere un programma.


Qualche volta il valore può essere proprio nel tempo che non abbiamo riempito.


Sedersi sotto un albero. Mangiare insieme. Camminare. Lavorare con le mani. Parlare con qualcuno che fino a poco prima non conoscevamo. Oppure restare per un po’ in silenzio.


Altrove continua anche attraverso La Via del Sorriso APS, che ne accompagna le attività e le iniziative dedicate alla solidarietà, alla relazione, alla crescita umana e all’incontro con la natura.


Non so quali forme prenderà in futuro.


E forse va bene così.


Perché Altrove non è nato per diventare qualcosa di definitivo. È nato per lasciare spazio a ciò che può ancora accadere.

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Avevamo chiamato Altrove un luogo che non volevamo indicare sulle mappe.

Solo più tardi avrei compreso che il vero Altrove non era mai stato su una mappa.

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